Soft Skills Journal

#28 - luglio 2022

MARTA LIETO MAGRI

Puoi cambiare il tuo cervello?

Il cervello è un organo statico e immu- tabile o ha la possibilità di cambiare ed evolvere? L’essere umano è quindi condannato a essere schiavo delle proprie abitudini o può sviluppare nuovi schemi mentali? Questa domanda è stata oggetto di svariate ricerche e complessi dibattiti nel corso degli anni. Il primo a introdurre il concetto di Neuroplasticità è stato Williams James, considerato il padre della psicologia sperimentale negli Stati Uniti, nel 1890. James definì il cervello come: “Materia organica, in sostanza tessuto nervoso, do ‐ tato sotto ogn aspetto di uno straordina ‐ rio grado di plasticità. Una struttura suf ‐ ficientemente malleabile per poter essere influenzata” . Nel mondo scientifico però si è dato sempre più credito alla teoria opposta, ovvero quella che definiva il cervello come un organo statico, come sostenuto dallo spagnolo Santiago Ramòn y Cajal, premio Nobel per la fisiologia e la medi- cina, che nel 1913 aveva affermato: “N el cervello adulto, le strutture nervose sono fisse e immutabili ”. Tale modello, secondo cui le reti neu- rali, le strutture e l’organizzazione di un organismo vivente siano statiche, prive

di ogni possibilità di cambiamento, è ri- masto in vigore per quasi un secolo. Se è vero che in natura tutto ciò che è fermo è morto, si considerava il cervello come un “cadavere”. Con il passare del tempo però gli scienziati hanno sempre più ricono- sciuto la possibilità del cervello di mo- dificarsi nel corso della vita, alla luce del fatto che – tra le sue funzioni principali – ci sia proprio la gestione del compor- tamento e l’archivio dell’apprendimento e della memoria. Nel momento stesso in qui acquisiamo nuove conoscenze, svi- luppiamo nuove abilità o fissiamo qual che informazione nella nostra memoria, il cervello modifica la propria forma reale e fisica per permettere che ciò ac cad In a. particolare è ormai noto che l’ap- prendimento e la memoria siano resi possibili proprio dalla formazione di nuove sinapsi, ossia i punti di contatto tra neuroni diversi, oppure dal rafforza mento di sinapsi già esistenti. Quando questi collegamenti, ripetuti nel tempo, si rafforzano a tal punto da creare cambiamenti permanenti nel no- stro cervello, ecco che nascono le “abi- tudini”, ovvero quella serie di azioni e at teggiamenti che compiamo in maniera automatica.

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