Soft Skills Journal

SOFT SKILLS ACADEMY - Il mensile dedicato a chi ha grandi sogni da realizzare

La qualità finale delle nostre relazioni è un riflesso di quanto noi decidiamo di metterci. Se vogliamo avere tante rela zioni di qualità e, quindi, tante persone che consideriamo veri amici, sta a noi dare il massimo in partenza. Ti assicuro che guiderai con l’esempio: se tu darai 100, l’altra persona restituirà altret- tanto, se non di più. In fondo, il nostro cuore non ha dita, non può esaurire lo spazio e arrivare ad essere troppo pieno. Einstein ha definito la follia come il “fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”. Bene, io voglio offrirti una definizione alternativa, specifica per le relazioni interpersonali: in una rela- zione sana, è follia aspettarsi di ricevere più di quanto si è disposti a offrire. Con questo non voglio dire che tutte le rela- zioni siano bilanciate: essere disposti a offrire molto non vuol dire sempre dare tutto quello che si ha. Quando però si è pronti ad aiutare un’altra persona e a in- vestire nella relazione con lei, questa persona lo sente – magari non a livello conscio – ma lo percepisce, e nella mag- gior parte dei casi sarete in grado di in staurare un rapporto di fiducia e di vera amicizia. Facendo così, non ci sono (quasi) limiti al numero di persone con cui possiamo davvero instaurare rap- porti importanti. Il modo di dire, però, è quello e quello resta. “I veri amici si possono contare sulle dita di una mano”. Come molti pro- verbi, lo sentiamo fin da quando siamo piccoli e, come molti proverbi, manda un segnale molto forte, ma a volte contrad- dittorio rispetto ad altri punti di vista o esperienze personali. Questo in fondo è tipico dei proverbi, ad esempio: “l’unione fa la forza” ma “chi fa da sé fa per tre”. Sento già una comunione di cer- velli che si inceppano per la mancanza di logica di queste affermazioni quando vengono affiancate. Come sappiamo, il nostro linguaggio influenza la nostra realtà, crea la nostra mappa del mondo, fino ad arrivare a mo- dificare la nostra visione degli eventi che in essa si manifestano. Ci sono infatti

modi più o meno produttivi di espri- mersi, che ci permettono di focalizzarci su aspetti diversi degli eventi e prendere in mano (positivamente o negativa- mente, consapevolmente o inconsape- volmente) le redini della nostra esi stenza. Anche attraverso il linguaggio, decidiamo infatti di assumerci la re- sponsabilità di come reagiamo (o pro agiamo) rispetto a cosa la vita ci mette davanti. Siamo la vittima, il problem sol ‐ ver o ancora la persona che, invece di un problema, vede un’opportunità? Il linguaggio inoltre è uno dei modi più semplici per indirizzare il nostro fo- cus (così come quello degli altri; ma que- sta è un’altra storia) in modo da assu mere il punto di vista più efficiente in situazioni diverse. Lo pensava anche San Francesco d’Assisi, pertanto disse: “Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”. Come strumento e soluzione, solita- mente si consiglia di utilizzare il più pos- sibile il cosiddetto “linguaggio trasfor mazionale”: come suggerisce il nome, è una pratica tramite la quale ci si concen- tra sul trasformare espressioni pesanti e limitanti in espressioni più sostenibili e motivanti. In questo modo, un “pro- blema” diventa una “sfida da affrontare”: immediatamente, un concetto negativo diventa un’opportunità di crescita. Come con tutte le tecniche che deci diamo di utilizzare, anche per il linguag- gio trasformazionale ci vuole pratica. Tanta pratica. Soprattutto, ci vuole pra tica per sostituire modi di dire incasto- nati nel nostro cervello da anni, come i proverbi! Pensaci: al contrario di parole come “problema”, che, sì, abbiamo sen- tito tantissimo, ma sempre in contesti diversi e spesso con una negazione da vanti (“non c’è problema!”), abbiamo sentito e pronunciato i proverbi sempre con lo stesso significato (non ci si dice “chi fa da sé NON fa per tre”). Abbiamo passato la vita a dire alla nostra mente che quelle associazioni di parole hanno un solo significato. Perciò, ci va mag-

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