Soft Skills Journal

#28 - luglio 2022

un’élite potente come mai nessuno prima. Il Game sta facendo piazza pulita della pluralità. Nel mercato è diventato persino obsoleto lo scontro titanico tra leader e coleader: non esiste nessun an- tagonista di Google, o di Facebook (In stagram appartiene alla stessa per- sona…). Inoltre, solo alcuni padroneggiano le regole del Game abbastanza da trovare il loro spazio, il loro “tavolo da gioco” – per così dire – e vincere. Perché te ne parlo? Perché mi inte- ressa che f ine fa chi non sa giocare se- condo le regole: proprio quelli che do vrebbero essere i più bravi. Mi riferisco ai cosiddetti “nativi digitali 5 ”, ossia le ge- nerazioni nate dopo il 1985 e cresciute con le tecnologie digitali (oggi in realtà si tende a distinguere tra chi è nato dopo l’invenzione di Google – la cosiddetta “Google Generation” – e chi è nato prima). E indovina un po’ chi è la “Generazione Google”: gli studenti! Impossibile, dirai: smanetto al telefono dalla mattina alla sera! Vero! Ma quanto sei consapevole del diverso valore delle informazioni che trovi sul web? Quanto capisci i meccani- smi commerciali che stanno alla base delle app? Quanto sei capace di gestire la mole di informazioni di cui si bom-

barda ogni giorno? Soprattutto, quanto di ciò che hai a disposizione è per te uno strumento di crescita, anziché una scap patoia per non sviluppare delle compe- tenze? Non è una critica, ma è impor- tante che tu faccia attenzione: sei “schiavo” o “padrone” della tecnologia? E qui entra in gioco “Genio”: la scuola è sempre più anacronistica perché – pur cercando di rimanere al passo con i cam- biamenti – è troppo lenta e ancora si concentra sul programma di studio delle singole materie, anziché sullo sviluppo delle abilità di apprendimento e le com- petenze trasversali ( soft skills ) dei ra gazzi, che la percepiscono perciò come lontanissima dai loro interessi e bisogni. Oltre che lentissima e monolitica ri spetto alle velocità a cui sono abituati. Nella migliore delle ipotesi (facendo una media nazionale), l’istruzione in Italia oggi è in grado di rendere adatto un gio- vane al mondo degli anni ’80. C’è un pic- colo problema, però: siamo completa mente in un altro mondo! (5) “Nativo digitale”, è un’espressione coniata da Mark Prensky nel suo articolo «Digital Natives, Digital Immigrants” del 2001. “Immigrato digitale”, invece, è chi è cresciuto prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo. “Tardivo digitale”, invece, è chi è cresciuto senza tecnologia e che la guarda tutt’oggi con dif f idenza.

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