Editabile N2 F&Sport 2023
Simone Masin M. Sc, PhD, M.ES Università Bicocca di Milano LONGEVITÀ, QUALITÀ DEL e la maledizione RIPENSARE L’ALLEN PER BATTERE
Da diversi mesi ormai in sede di Comitato Scienti fi co ISSA stiamo affrontando il tema della longe vità e dell’invecchiamento “sano”: se l’arco vitale della specie umana, così come quello di tutte le altre specie animali, prevede infatti un naturale decadimento dell’organismo e una fase della vita che chiamiamo “grande età” , è però innegabile che tale fase sia spesso connotata da una serie di patologie che molti associano automaticamente al processo di invecchiamento. Uno tra gli errori concettuali più comuni, spesso anche tra la clas se medica. Non è automatico che il processo di invecchiamento debba comportare tutta la serie di acciacchi o patologie vere e proprie che vi as sociamo: sindrome metabolica, sarcopenìa, dia bete, alterazione cronica della pressione e tutti gli altri flagelli che privano le persone anziane della dignità e del piacere dell’autonomia. Negli anima li, da tempo sono noti due parametri che vengono ben studiati, soprattutto grazie alle popolazioni di specie minacciate ospiti nei bioparchi: la cosid detta longevità effettiva e la longevità POTENZIA LE MASSIMA di ogni specie. Il primo parametro è de fi nito come il valor medio dell’aspettativa di vita di un campione di individui che vivono in na tura: per ricavarlo sarà necessario annotare l’età della morte di un numero suf fi ciente di soggetti “selvatici” di una specie, per poi ricavare una me dia di popolazione. Il secondo parametro invece si ottiene dalla media dell’età al momento della morte di un numero statisticamente signi fi cativo di individui ospiti in centri per la fauna selvatica e bioparchi. Gli animali in natura muoiono per pre dazione, per malattia, a causa di ferite e infezioni non trattate, spesso di fame o di sete. La situazio ne nei giardini zoologici invece è piuttosto simile a quella delle società umane tecnologiche: la pro babilità di incidenti, combattimenti e predazione è quasi inesistente, le malattie vengono diagno
sticate in tempo, grazie a so fi sticati screening ef fettuati periodicamente su ogni animale ospite di una struttura, la fame e la sete sono incubi che nessun animale in cattività ha mai sperimenta to. In fi ne, la chirurgia e la medicina degli animali esotici hanno fatto passi da gigante. Questo ci restituisce un quadro interessante, in cui la “for bice” tra longevità effettiva in natura e longevità potenziale massima è notevole: uno scimpanzé in cattività ha una aspettativa di vita attorno ai quarant’anni. In natura la aspettativa di vita è di 15-25. Lo scimpanzé più longevo in assoluto, una femmina di nome Little Mama, visse in cattività per 78 anni, conteggiati dal momento che giunse allo zoo dopo essere stata catturata in natura: la sua età effettiva è sconosciuta, ma il suo record di longevità è spaventoso anche solo in relazione al dato medio di longevità della specie in cattività. Lo stesso parallelismo può essere fatto tra la lon gevità umana nei tempi antichi e longevità poten ziale moderna: la medicina, la chirurgia, il miglio ramento delle condizioni igienico-sanitarie, sono tutte cose che allargano la forbice. Una differenza con gli animali ospiti degli zoo tuttavia, c’è: ed è enorme. Quasi tutti gli animali senior ospiti degli zoo sono in buone condizioni di salute e con po chissimi acciacchi, quasi fi no alla fi ne delle loro esistenze. Sono poche le specie per le quali vi sia no record di degenerazioni cliniche e malattie “da terza età”. Nell’uomo invece queste sono comu nissime. Perché? Semplicemente perché gli animali nei parchi sono costantemente monitorati, i loro pasti sono sani, equilibrati e obesità e noia sono tenute sotto controllo con attività fi sica e arricchimento am bientale personalizzato che permette a ciascuna specie di attuare i comportamenti che l’animale svolgerebbe anche in natura. Gli animali nei bio parchi moderni vengono tenuti in esercizio e la
26 Fitness& sport
Made with FlippingBook - Online magazine maker